Una forza che non si arrende

Ormai ci siamo abituati a vederla ovunque, con la pelle segnata dalla malattia e con gli arti forniti dalla tecnologia.
Giovane, vitale, sorridente. Tutto tranne che appesantita dal dolore di chi ha dovuto affrontare prove capaci di distruggere chiunque – a undici anni – e di doversi adattare a situazioni esistenziali che molti giudicano atroci.
Eppure, non solo ha reagito, ma si è tuffata a capofitto in tutte le situazioni più impensate. Voleva vincere, e ha vinto. Secondo quanto la vita le ha consentito di fare.


L’inizio di una battaglia

Beatrice Maria Vio Grandis nasce a Venezia il 4 marzo 1997, seconda di tre fratelli. È allegra, vivace, sportiva. Fin dai cinque anni pratica la scherma: una passione autentica.
Nel 2008 viene colpita da una forma di meningite fulminante di tipo B, la più terribile. In tempi rapidissimi il meningococco, il batterio che la causa, provoca infezioni a gran parte del corpo. Nei casi estremi può anche uccidere chi ne è colpito.
L’unica chance di salvezza è un intervento drastico: l’amputazione degli arti. Bebe non esita. Sceglie la vita.


La rinascita

Bebe è una roccia, sostenuta da una famiglia fortissima. Si abitua alle protesi di plastica, riprende a camminare e impara a usare gli arti bionici per fare tutto quanto.
Non vuole nemmeno rinunciare alla scherma. Così riprende l’attività, sia pure sulla sedia a rotelle.
La tecnologia è indispensabile in questi casi, ma la differenza la fanno la mente e la volontà dell’atleta.

Bebe vuole vincere, e conquista vette ineguagliabili nel fioretto: due ori alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e Tokyo, e un bronzo alle più recenti di Parigi.
Con il sorriso sulle labbra conquista tutti, riuscendo a trasmettere l’idea che la disabilità può essere una forza.
Raggiunge una popolarità enorme ed è testimonial di molte campagne pubblicitarie.

Dimostrando così, come dice spesso, che la vita è una gran figata, anche senza gli avambracci, le mani, i polpacci e i piedi. Ma con il sorriso nel cuore. Il resto, basta volerlo.

Il cielo di Bebe

Ma una vita così singolare era prevista nelle sue stelle?
Bebe è Pesci ascendente Scorpione: capace di trasformare il dolore in energia vitale, per sfidare il destino.

Nella prima casa ha Plutone in Sagittario, che le dona la convinzione di riuscire in ogni impresa. Peccato che Plutone sia quadrato ai pianeti in Pesci, colpendo così i segni che governano gli arti del corpo.
Somma un valore a un altro: con questa combinazione si possono avere miracoli a gogò, ma pure altrettanti problemi.

E non è finita. I pianeti nel tema natale in terza casa la rendono la grandissima comunicatrice che è. Tanto che, oltre ai podi paralimpici, si laurea in Comunicazioni e Relazioni Internazionali.


Quanto ai transiti planetari che le hanno portato la malattia, paradossalmente non erano letali.
Ne ebbe di peggiori dopo qualche tempo, quando Plutone le quadrò Marte.
Forse a significare che fu proprio quando dovette abituarsi ad avere una vita diversa da quella precedente che affrontò gli sforzi più pesanti.

Per l’infezione, Venere le quadrava Saturno e Marte era su Plutone. Anche da astrologo penseresti a un’infiammazione, non a una devastazione del corpo di questa portata.
Eppure, è successo. E Bebe ha vinto la sfida.


È diventata un esempio per tutti noi.
Grazie alle sue stelle ci ha portato tra le stelle.

E per dirla con il titolo della sua biografia:

“Se sembra impossibile, allora si può fare.”

In un mondo che spesso si ferma davanti ai limiti, Bebe ci ricorda che la vera forza è guardare oltre.
Con il sorriso di chi sa che la vita, comunque, è davvero una figata.