
Lo sanno anche i muri. Checco Zalone è un nome d’arte: in barese, suona come Che Cozzalone, vale a dire “Che Tamarro”. Quando all’anagrafe l’attore che usa il nome si chiama in modo quasi raffinato e nobile nella sua semplicità, Luca Medici.
Anzi, nonostante il nome d’arte e le battute al vetriolo che spara a raffica, quel Luca Medici ha pure una formazione intellettuale. Il signor sbanca-botteghino è laureato in giurisprudenza e suona molto bene il pianoforte. Quindi grammatica e sintassi sarebbero al posto giusto nel suo curriculum e per cantare e suonare non ha bisogno dell’auto-tune.
Eppure, studi a parte, quando sale sul palco o appare sullo schermo, il personaggio Checco Zalone – con la faccia a luna piena e con le uscite infelici da cozzalone – fa sorridere, ridere o sghignazzare da quasi una ventina d’anni, prima in TV poi al cine.

Non è un prezzemolino presenzialista, ma quando sforna un nuovo capitolo della sua saga fa il botto. Vedi gli ultimi giorni, in cui tutti i social e media non fanno che parlare di lui. Il giorno di Natale ha sfornato al cinema l’ennesimo campione di incassi, Buen Camino. Ha saputo riportare in sala anche quelli che i film li vedono solo su piattaforma o non li vedono affatto. Addirittura, superando di brutto nelle classifiche un blockbuster americano di James Cameron, Avatar – Fuoco e cenere.
Tutti leggeri per essersi fatti una sana risata? Macché! Con quella faccia da omino di periferia con un QI da verificare, è capace di scatenare l’ira di intellettuali e cinefili, forse inviperiti perché un personaggio a loro dire così greve ha un successo spropositato. Vuoi mettere con la Corazzata Potemkin, con i saggi di Noam Chomsky, con l’ideologia wake politicamente corretta? Macché, lui parla di ricchioni, di persone di colore, anzi non esita a definirli col colore della pelle, che guai a pronunciarlo. Aggiungiamo per non farsi mancare nulla, le battute infelici su donne, portatori di handicap, neurodivergenze e persone anziane. Insomma, la scorrettezza fatta persona.

La destra, i cui personaggi più beceri sfotte sotto traccia con la rappresentazione della mentalità media, lo osanna e dice che “vince contro la sinistra”.
La sinistra, o almeno certa sinistra ottusa o supponente, grida che Chaplin, Alberto Sordi e Totò erano un’altra cosa. Quando mai? Anche il loro era cinema popolare. Poi, a onor del vero, di Totò l’intellighenzia parlava non male, peggio. Fino a quando Monicelli e Pasolini lo sdoganarono e gli dettero un posto nel cinema colto. Ma Totò non si è mai vergognato di venire dall’avanspettacolo e da filmini da due soldi, tenuti insieme solo grazie al suo genio comico.
Non so se Zalone resterà nella storia del cinema, nemmeno mi importa. Mi interessa come la persona diventi personaggio e intercetti il gusto di milioni di persone. Sfiancandole di lacrime dal ridere.
Una breve bio, poi gli astri. Loro non mentono mai, basta saperli interpretare.
Figlio di un rappresentante di medicinali e di un’impiegata, ha due fratelli. Dopo il liceo scientifico e una laurea in legge, tenta il concorso per entrare in polizia e all’Inail, ma viene travolto dalla vocazione della comicità e parte per apparire su Zelig. Prima sbarcava il lunario cantando ai matrimoni e facendo apparizioni in una TV locale molto nota in Puglia, Tele Norba, dove conosce Gennaro Nunziante. Che sarà il regista di quasi tutti i suoi successi.
Riesce a farsi conoscere come comico che canta, grazie alle parodie di canzoni note o con sue composizioni originali, sempre sul filo del surreal-demenziale-tamarro. Come Siamo una squadra fortissimi, dedicata all’Italia del pallone. Ancora una volta sempre sul filo della rivendicazione comica del buzzurro e delle sue espressioni sgrammaticate o sintatticamente contorte.
È già popolarissimo e il produttore Pietro Valsecchi gli propone di debuttare al cinema. Nasce così Cado dalle nubi, storia di un tamarro improponibile che vuole far successo in un talent show e deve pure scoprire che lo zio è gay. A lui dedica la canzone “Gli uomini sessuali”. Poi altri cinque sbanca-classifiche, tutti rigorosamente nel periodo di Natale, ultimo dell’anno. Che bella giornata, Sole a catinelle, Quo vado? Tolo Tolo e l’ultimo, Buen Camino, forse non saranno Quarto potere o Fellini 8 e mezzo, ma chissene importa. Come pure hanno riempito a dismisura il portafoglio di Zalone e del suo produttore.
Molto riservato sulla vita privata, ha avuto una relazione quasi ventennale con Mariangela Eboli, che gli ha gestito gli incassi e con cui ha avuto due figlie. Pare che l’anno scorso l’unione sia finita, ma il riserbo è in cima al suo modo d’essere.

Arriviamo al tema natale. Gemelli ascendente Cancro come il grandissimo Alberto Sordi, con il quale condivide comicità acida e un faccione lunare, ha un Sole in dodicesima casa congiunto a Giove. Detto fuori dai denti, un culo spropositato che gli deriva dall’essere diverso dagli altri. Anzi no. Mi spiego meglio; Sole e Giove sono in sestile a Saturno e in trigono a Plutone, ma pure opposti a Nettuno. Determinato, istrionico e sicuro di sé, ha anche un fortissimo lato di nevrosi ed emotività, oltre alla passione per la musica. Si mette in scena come outsider sfigato, ma in realtà incarna la realtà di tanti, che però il successo manco se lo immaginano e tanto meno lo otterranno.
Fa il tonto, ma Mercurio in Toro quadrato a Saturno lascia intendere che la “tontaggine” non sia solo maschera scenica, ma una rigidità mentale che lui ha saputo trasformare in cifra comica.
Ha dichiarato di essere iper-emotivo. L’ascendente Cancro e il Sole in dodicesima lo confermerebbero, la Luna in Capricorno in sesta un po’ meno. Va detto che, da quello che l’astrologia fa intuire, ha avuto una storia d’amore con una donna solidissima che lavorava con lui, e che forse gli ha garantito sicurezza emotiva. Che per altri versi ha e non ha.
Ma con un Plutone in quarta casa stra-positivo ha intercettato i modi di fare più tendenzialmente beceri dei suoi concittadini e connazionali e li ha messi in scena, in maniera bonaria e piaciona. Sole e Giove lo rendono tutto sommato un bonaccione.
E da equilibrista perennemente sull’orlo del precipizio sul crinale del politicamente scorretto, riesce a far sorridere (quasi) tutti delle nostre piccinerie.
Lui è un Checco Zalone con il parrucchino, la Ferrari e il sogno di X-Factor, peloso e in carne, ma i veri Checco Zaloni siamo noi. Per questo ci piace. Sa far ridere dei nostri limiti e difetti.
Alla faccia degli snob che rosicano ipotizzando il suo conto in banca, e fanno solo fatica a digerire che uno così riesca a parlare tutti.