
Prima di lui ci sono stati Bill Gates, Steve Jobs, Jeff Bezos, Elon Musk. Quelli che hanno rivoluzionato la nostra vita senza che ce ne accorgessimo.
Chip dopo chip, byte, megabyte e terabyte, hanno stravolto in una manciata di anni il supporto tecnologico della civiltà, trasformando il modo di vivere dell’umanità. Forse anche i collegamenti neurali del cervello. Anzi, tolgo il forse.
Ma non è finita. Da qualche anno se ne parlava in giro con sospetto o ammirazione. Ora ha invaso i nostri smartphone e PC, facilitando il lavoro a molti, spingendo sull’orlo della disoccupazione altri. L’Intelligenza Artificiale ormai non è più utopia, è una realtà.
Lo confesso. Anch’io sottopongo i miei scritti a ChatGPT, giusto per facilitarmi il lavoro. La sostanza è mia, la forma anche, le rifiniture e la revisione le faccio fare a lei. Editor di tutto il mondo, mandatemi a quel paese: ne avete il diritto.
Sono in tanti a lavorare a questo progetto ma — da quello che dicono gli esperti — parte o gran parte del merito va a un personaggio di cui pochi conoscono l’esistenza. Sam Altman, amministratore delegato di Open AI. Cerchiamo di capire chi è.

Altman nasce a Chicago da una famiglia benestante di religione ebraica, primo di quattro fratelli. Abbandona l’università come Zuckerberg e Bill Gates per dedicarsi alla creazione di start-up di grande successo. Nel 2015 fonda OpenAI – di cui è amministratore delegato – con i soldi di Elon Musk, che poi abbandona l’impresa.
Nel 2023 viene allontanato per un breve periodo dal board di OpenAI, in modo poco chiaro, ma è presto richiamato a gran voce a guidare l’azienda. Non potevano farne a meno. Ora il suo incarico è anche eliminare o contenere le derive più preoccupanti dell’AI.
Il pericolo è che lei, l’intelligenza artificiale, si evolva per i fatti suoi o quasi. C’è il rischio che accada come in 2001: Odissea nello spazio, dove il computer HAL alla fine prende il controllo della vita dei protagonisti. Da umile supporto si è evoluto nel padrone malvagio.

È gay e si è sposato con il compagno Oliver Mulherin nel gennaio 2024. Un anno più tardi gli è nato il loro primo figlio, con ogni probabilità grazie a una madre surrogata.
È riservato, e le informazioni su di sé le elargisce col contagocce. Si sa però che è vegetariano da sempre — come vuole Giove in Aquario in undicesima casa, che gli dona la capacità di mediare con le persone e un ottimo rapporto con il mondo dei ricchi.
Oltre al genio, ha pure le sue stranezze. Teme la fine del mondo e, grazie all’ingente patrimonio, si è costruito un bunker attrezzato di tutto l’indispensabile per sopravvivere il più lungo possibile a Big Sur, un paradiso californiano.
Un uomo di genio e di paure, dunque, ma pure concreto e visionario. Anche il suo tema natale racconta le stesse contraddizioni.
Toro con ascendente a fine Ariete — se l’ora di nascita che circola è giusta — ha un Sole in prima casa. È in trigono a Nettuno in Capricorno in nona casa opposto a Plutone in Scorpione. Ossia è un idealista insoddisfatto.
Anche la Luna è in prima e Toro, e congiunta a Marte, entrambi opposti a Saturno in Scorpione, sempre in settima. Il suo maschile e il suo femminile convivono e si sommano: forse anche per questo la sua identità è complessa. Probabile che non sappia stare da solo, ma non è detto che i rapporti affettivi siano oasi di tranquillità.

Da solo proprio non sa stare, è evidente.
Guarda lontano ed è un precursore, come vogliono i suoi pianeti in dodicesima casa — quella della fuga verso il lontano, lontanissimo. Il quadrato tra Mercurio e Nettuno potenzia l’intelligenza: non accetta la realtà com’è, vuole andare oltre.
Lo dice anche Urano in Sagittario, in ottava casa: altro elemento che lo spinge a sperimentare, anche sul piano professionale. Ce ne siamo accorti tutti.
Profeta con il timore delle proprie stesse visioni tecnologiche, vuole essere il primo a tracciare nuove strade. Ma i pianeti nei segni di Terra non gli consentono di volare senza ritorno nell’iperspazio delle possibilità immaginarie. Sognare sì, ma non basta: vogliono risultati pratici, se possibile con grandi incassi.
Come tutti quelli che vedono lontano di certo è un po’ strambo. Ma per il momento cerca di rassicurarci. Pur non sapendo dove andrà il Frankenstein a cui ha dato vita. Non lo sa nessuno.
Ha paura del futuro, come vogliono i suoi pianeti lesi in dodicesima casa, ma al tempo stesso non sa non costruirlo, inventarlo, cercare di renderlo più umano.
Tutti ci auguriamo che ci riesca. Sia lui o siano altri che partono dal suo lavoro.